Raccolta tematica
Ragionamenti, pensieri e riflessioni personali
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Da dove iniziare
Tutti cerchiamo di evitarle. Eppure, proprio quei momenti in cui vorremmo scomparire sono spesso quelli che ci fanno crescere più di qualsiasi successo.
Ho immaginato una conversazione tra padre e figlio nel 2750 in cui parlavano di immigrazione.
Pezzettino è piccolo, molto più piccolo di tutti gli altri, e proprio per questo arriva a una conclusione apparentemente logica: se gli altri sono grandi, completi e capaci di fare cose straordinarie, lui deve essere il pezzetto mancante di qualcuno. La favola di Leo Lionni parte da questa idea semplicissima per parlare ai bambini di una domanda enorme: devo assomigliare agli altri per essere completo?
Quando diciamo “è il caos” immaginiamo qualcosa senza logica: traffico, una stanza in disordine, una giornata in cui salta ogni programma. Ma il caos, soprattutto in natura, non significa necessariamente assenza di regole. A volte significa esattamente il contrario: regole semplici che producono risultati impossibili da prevedere con precisione.
Non possiamo evitare qualsiasi conflitto, ma possiamo ridurre molto il rischio di ferire qualcuno inutilmente. Spesso non serve parlare meno: serve capire meglio cosa stiamo facendo mentre parliamo.
C’è chi alle sette del mattino è già pieno di energie e chi comincia a sentirsi davvero sveglio quando fuori fa buio. Non è solo una questione di abitudini: ognuno ha un ritmo diverso.
Quando qualcosa ci ferisce profondamente, l’obiettivo non è stare bene in fretta. È arrivare davvero dall’altra parte, anche se richiede mesi.
Scopriamolo insieme
Esopo è troppo drastico. Il mio punto di vista
Quando la fretta nasce nella mente prima ancora che nell'agenda.
Lo usiamo continuamente, spesso senza rendercene conto. Eppure il tatto è probabilmente il senso più antico, più esteso e, per certi aspetti, uno dei più sorprendenti del corpo umano.
Le parole del filosofo hanno acceso un acceso dibattito. Ma, al di là dell'essere d'accordo o meno, la sua riflessione apre una domanda molto più profonda: e se il razzismo, almeno in alcuni casi, nascesse dalla paura anziché dal senso di superiorità?
Sbagliare è inevitabile. Rimediare è una scelta.
Siamo abituati a pensare che alcune persone nascano con un dono speciale. Ma se il talento fosse molto diverso da come lo immaginiamo?
Mi chiedo quando valga la pena davvero essere pazienti e quando invece è il momento di agire