C'è una domanda che, prima o poi, ci facciamo tutti.
Come faccio a capire se è arrivato il momento di mollare?
Che si tratti di un lavoro, di una relazione, di un'amicizia o di un progetto, c'è una grande differenza tra essere semplicemente stanchi... ed essere arrivati al limite.
La stanchezza, spesso, passa. Una vacanza, un weekend o una buona notte di sonno e ripartiamo. Ma ci sono situazioni in cui il riposo non basta. Ci svegliamo già stanchi. Non fisicamente, ma dentro. E forse è proprio questa la prima molla che dovrebbe farci riflettere. Quando il problema non è più la fatica... ma il pensiero.
La psicologia ci insegna che il nostro corpo spesso si accorge di un problema prima ancora della nostra mente razionale. Noi continuiamo a ripeterci: "Passerà.""È solo un periodo.""Resisti ancora un po'."
Ma il corpo inizia già a parlare. Dormiamo peggio, siamo più nervosi, abbiamo meno energie, ci irritiamo per qualsiasi cosa e, soprattutto, iniziamo a perdere entusiasmo.
Ed è proprio quest'ultimo il segnale che mi colpisce di più. Perché la stanchezza non ti toglie solo le forze. Ti toglie la curiosità. Se prima avevi voglia di costruire, di imparare e di migliorare, mentre oggi fai tutto con il pilota automatico, forse non sei semplicemente stanco. Forse ti stai lentamente spegnendo.
Attenzione, però. Questo non significa che ogni difficoltà vada evitata. Le cose belle richiedono fatica. Una laurea è faticosa. Costruire una famiglia è faticoso. Imparare un mestiere è faticoso. Perfino inseguire un sogno può essere estenuante. La fatica, quindi, non è il problema.
La domanda è un'altra.
Quella fatica ti sta facendo crescere... oppure ti sta consumando?
Perché esistono due tipi di stanchezza. C'è quella che provi dopo aver fatto qualcosa che ami. Sei distrutto, ma sei soddisfatto. E poi c'è quella che provi dopo aver passato una giornata in un posto che non senti più tuo. Una stanchezza strana, che non passa nemmeno dormendo.
Secondo me è proprio lì che nasce la famosa "molla". Non è un'esplosione improvvisa e non è un giorno preciso. È l'accumularsi di tanti piccoli segnali che, messi insieme, iniziano a dirci: "Così non puoi andare avanti per sempre."
Il problema è che, spesso, ignoriamo quella voce. Per paura. Per abitudine. Perché cambiare spaventa. E allora continuiamo. Ancora una settimana. Ancora un mese. Ancora un anno. Finché un giorno quella molla scatta davvero.
Quasi sempre, dall'esterno, sembra un gesto improvviso. Una persona si licenzia. Chiude una relazione. Interrompe un'amicizia. Cambia città. Tutti dicono: "Ma come? Fino a ieri sembrava tutto normale." La verità è che quella decisione non nasce in un giorno. Nasce in centinaia di giorni. La molla non scatta all'improvviso. Si tende lentamente, fino a quando non può più reggere.
Ed è qui che mi viene una riflessione. Forse il nostro problema non è che ascoltiamo troppo poco gli altri. Forse ascoltiamo troppo poco noi stessi. Perché il nostro corpo, le nostre emozioni e perfino il nostro entusiasmo ci parlano continuamente. Siamo noi che, molto spesso, scegliamo di ignorarli.
E forse crescere significa imparare anche questo. Capire la differenza tra resistere... e ostinarsi. Perché resistere ha senso quando ci avvicina a qualcosa di migliore. Ostinarsi, invece, significa restare fermi in un posto che, ormai, ci sta chiedendo di andare via.
E voi? Come fate a capire che una situazione vi sta semplicemente mettendo alla prova... oppure che è arrivato davvero il momento di lasciarla andare?
ragionamenti
RiflessioniQuando possiamo dire di essere davvero stanchi di una situazione?
di Fabio Campana











