Pezzettino è un albo illustrato di Leo Lionni dedicato alla ricerca dell’identità. Il protagonista vive circondato da creature grandi e sicure di sé: c’è chi corre, chi è forte, chi nuota, chi vive sulle montagne e chi vola. Lui, invece, è soltanto un piccolo quadrato colorato. Così osserva gli altri e non pensa semplicemente di essere più piccolo. Pensa di essere incompleto.
È un passaggio molto vicino a ciò che fanno anche i bambini. Guardano chi corre più velocemente, chi disegna meglio, chi parla di più, chi sembra più coraggioso e iniziano a costruire un’idea di sé attraverso il confronto. Il problema nasce quando la differenza viene interpretata automaticamente come una mancanza.

Pezzettino non pensa: “Sono fatto in modo diverso”.
Pensa: “Devo appartenere a qualcun altro.”
Da qui parte il viaggio. Va da Quello-Che-Corre, Quello-Forte, Quello-Che-Nuota, Quello-Che-Vive-Sulle-Montagne e Quello-Che-Vola e domanda a ciascuno se sia un suo pezzo mancante. Ma ogni incontro produce sostanzialmente la stessa risposta: quelle creature sono già complete.
La parte interessante è che Pezzettino continua a cercare la propria identità fuori da sé. Guarda ciò che sanno fare gli altri e cerca di capire a quale di loro potrebbe appartenere. Non gli viene ancora in mente la possibilità più semplice: potrebbe non essere il frammento di nessuno.
Quello-Saggio gli suggerisce allora di raggiungere l’isola Chi-Sono. Già il nome dice molto. La risposta non arriva da uno degli individui che Pezzettino ammira, ma da un luogo in cui deve andare da solo.
Ed è proprio lì che succede l’episodio decisivo.
Pezzettino cade e si rompe in tanti piccoli pezzi.
Quello che sembra un incidente diventa la prova che cercava: se può rompersi in pezzi, significa che lui stesso è composto da pezzi. Non può quindi essere semplicemente il frammento staccato da qualcun altro.
È già un essere completo.
La scoperta è potente proprio perché Lionni non la fa arrivare attraverso una spiegazione di un adulto. Nessuno prende Pezzettino da parte per dirgli che deve avere più autostima. È lui a fare esperienza della propria completezza.
Quando torna dagli altri, non ha acquisito improvvisamente la capacità di volare, diventare fortissimo o correre velocissimo. È ancora piccolo.

È cambiato soltanto il significato che attribuisce alla propria piccolezza.
Questo è probabilmente il messaggio più importante di Pezzettino. Crescere non significa necessariamente diventare come le persone che ammiriamo. A volte significa capire che una caratteristica che interpretavamo come prova della nostra inferiorità non dimostra affatto che ci manchi qualcosa.
Il confronto con gli altri rimane utile. Ci permette di imparare, trovare modelli e scoprire capacità che vorremmo sviluppare. Ma diventa pericoloso quando trasformiamo ogni differenza in una classifica.
Se qualcuno sa fare una cosa meglio di noi, non significa che possieda un pezzo che a noi manca.
Significa semplicemente che è un’altra persona.
C’è poi una scelta grafica molto intelligente. Pezzettino è rappresentato come un piccolo elemento semplice, mentre gli altri personaggi sono costruiti attraverso molti tasselli colorati. Le illustrazioni hanno un aspetto quasi da mosaico. La forma visiva del libro anticipa quindi ciò che Pezzettino deve ancora capire: anche ciò che appare come un singolo “pezzetto” può possedere una propria identità. L’editore descrive infatti il libro proprio come una favola sulla ricerca dell’identità costruita attraverso uno stile a mosaico.
Un’altra particolarità è il nome stesso. “Pezzettino” è una parola italiana anche nell’edizione originale in inglese. Il significato viene spiegato ai lettori come “little piece”, piccolo pezzo. Lionni, nato nei Paesi Bassi ma legato per gran parte della propria vita anche all’Italia, mantiene quindi proprio il termine italiano come nome universale del protagonista.
Il libro viene pubblicato originariamente nel 1975 e continua a essere proposto come albo per bambini piccoli; Penguin Random House lo colloca indicativamente tra i 4 e gli 8 anni. Eppure la domanda che pone non appartiene soltanto all’infanzia.
Anche gli adulti possono passare anni pensando di essere il “pezzetto” sbagliato: quello che deve entrare in una relazione, in un lavoro, in un gruppo o in un modello di vita per sentirsi finalmente completo.
È facile pensare: quando avrò quella cosa, quando sarò come quella persona, quando troverò qualcuno che mi completa, allora tutto avrà senso.
Pezzettino propone una possibilità diversa.
Possiamo desiderare gli altri senza dover appartenere a loro.
Possiamo imparare da qualcuno senza diventare una sua parte.
Possiamo essere piccoli in qualcosa senza essere incompleti.
Alla fine Pezzettino torna dagli amici felice perché scopre qualcosa che, visto dall’esterno, sembra quasi banale:
“Io sono me stesso.”
Ma è proprio questa la conquista della storia.
Pezzettino parte cercando qualcuno a cui appartenere.
Torna avendo scoperto di appartenere prima di tutto a se stesso.
Questa è una storia che ho letto a mio figlio, e sicuramente una di quelle che mi è piaciuta di più, ciauzzzz🦒











