Ci sono registi che raccontano una storia. Altri che stupiscono con gli effetti speciali. Altri ancora che ci fanno ridere o ci tengono incollati alla poltrona. E poi c'è Ingmar Bergman.

Guardare un suo film è un'esperienza diversa. Perché, più che raccontare ciò che accade fuori, Bergman racconta quello che accade dentro di noi. Le sue storie parlano di amore, paura, solitudine, senso di colpa, fede, morte, incomunicabilità. Di tutte quelle emozioni che, prima o poi, ogni essere umano sperimenta almeno una volta nella vita. Ed è proprio questo il motivo per cui i suoi film continuano a emozionare ancora oggi.

La cosa sorprendente è che molti di essi sono stati girati più di sessant'anni fa. Eppure, mentre li guardi, non hai mai la sensazione di assistere a qualcosa di vecchio. Perché? Secondo me la risposta è semplice. La tecnologia cambia. La moda cambia. Le città cambiano. Perfino il linguaggio cambia. Le emozioni, invece, quasi per niente. La paura di perdere una persona amata è la stessa oggi come lo era nel Medioevo. Il senso di colpa. La gelosia. L'ansia. Il bisogno di essere compresi. Sono emozioni che attraversano i secoli senza cambiare volto. Ed è proprio lì che Bergman decide di scavare. Non gli interessa raccontare un'epoca. Gli interessa raccontare l'essere umano.

il settimo sigillo
il settimo sigillo

Prendiamo Il settimo sigillo. Molti lo ricordano per la celebre partita a scacchi con la Morte. È una scena diventata iconica. Ma il punto del film non sono gli scacchi. Il punto è la domanda che si nasconde dietro quella partita: come si vive sapendo che, prima o poi, tutto finirà?

il posto delle fragole
il posto delle fragole

Poi c'è Il posto delle fragole, uno dei miei preferiti. È il viaggio di un anziano professore che, durante un tragitto in macchina, ripercorre tutta la propria vita. I ricordi. I rimpianti. Gli errori. Le occasioni perse. Chiunque abbia superato una certa età, guardando quel film, probabilmente ritrova una parte di sé. Perché tutti, prima o poi, ci chiediamo se avremmo potuto vivere diversamente.

persona
persona

Oppure pensa a Persona. Per molti è un film difficile, perfino inquietante. Ma, sotto tutta la sua complessità, c'è una domanda molto semplice: chi siamo davvero? La persona che mostriamo agli altri... o quella che teniamo nascosta?

sussurri e grida
sussurri e grida

E poi c'è Sussurri e grida, probabilmente uno dei film più dolorosi che abbia mai visto. Racconta gli ultimi giorni di vita di una donna malata, ma in realtà parla soprattutto del rapporto tra tre sorelle. Dell'incapacità di comunicare. Del bisogno di essere amati. Del dolore fisico. E di quello emotivo. Guardandolo si ha quasi la sensazione che Bergman riesca a dare un colore alle emozioni. Non a caso il rosso, che domina ogni scena, sembra diventare il simbolo dell'anima, del sangue, della sofferenza e della vita stessa.

Fanny e alexander
Fanny e alexander

Infine c'è Fanny e Alexander. In apparenza è il racconto di una famiglia, dell'infanzia e della fantasia. Ma, in realtà, parla anche della perdita dell'innocenza, del rapporto con l'autorità, della paura e della capacità dell'immaginazione di diventare un rifugio quando la realtà fa troppo male. È uno di quei film che riescono a farti tornare bambino... e adulto... nello stesso momento.

Ed è qui che, secondo me, Bergman diventa universale. Molti artisti cercano di raccontare il proprio tempo. Lui ha scelto di raccontare qualcosa che appartiene a ogni tempo: le emozioni. E le emozioni non passano mai di moda.

Mi fa pensare a una cosa. Tra mille anni nessuno userà probabilmente lo smartphone che abbiamo oggi. Nessuno guiderà le nostre automobili. Forse nemmeno parlerà la nostra lingua. Ma continuerà ad avere paura. Continuerà ad amare. Continuerà a sentirsi solo. Continuerà a perdere persone importanti. Continuerà a chiedersi che senso abbia la vita.

Ed è proprio per questo che Bergman continua a essere attuale. Perché non ha costruito i suoi film attorno agli oggetti. Li ha costruiti attorno all'animo umano.

C'è una frase attribuita allo stesso Bergman che mi ha sempre colpito:

"Nessuna forma d'arte va oltre la coscienza come il cinema, arrivando direttamente ai nostri sentimenti."

Forse è proprio questo il segreto dei suoi film. Non cercano di convincerti. Non cercano di insegnarti qualcosa. Ti costringono a guardarti dentro. E non sempre è un'esperienza comoda. Ma è proprio questo che rende grande un artista. Non quello che ti dà delle risposte. Quello che riesce a farti le domande giuste.

Forse l'arte che sopravvive ai secoli non è quella che racconta meglio il proprio tempo. È quella che riesce a raccontare ciò che, dentro di noi, non cambia mai. E le emozioni, nel bene e nel male, sono probabilmente la cosa più antica... e più moderna... che esista.

E voi? Qual è quell'opera, che sia un film, un libro o un quadro, che vi ha fatto sentire compresi anche se era stata creata decenni, o addirittura secoli, prima della vostra nascita?