Ci sono opere d'arte che raccontano una storia e altre che raccontano un'emozione. L'Urlo di Edvard Munch appartiene alla seconda categoria. Anche chi non conosce il suo autore riconosce immediatamente quella figura dal volto deformato, con le mani sul viso e la bocca spalancata. È diventata una delle immagini più famose al mondo, ma ciò che la rende davvero speciale è che, a distanza di oltre cent'anni, continua a parlare delle nostre paure.
Il dipinto nacque nel 1893, quando il pittore norvegese Edvard Munch attraversava un periodo di profonda sofferenza psicologica. Nel suo diario raccontò l'episodio che gli ispirò l'opera: stava passeggiando al tramonto con due amici quando il cielo si tinse di un rosso intenso. Gli amici proseguirono, mentre lui si fermò, sopraffatto da un'improvvisa sensazione di angoscia. Scrisse di aver percepito "un urlo infinito che attraversava la natura". Quel grido non proveniva dalla figura del quadro, ma sembrava arrivare dal mondo intero.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell'opera. Molti pensano che il personaggio stia urlando, ma diversi studiosi ritengono che stia invece cercando di coprirsi le orecchie perché è lui ad ascoltare quell'urlo. La natura, il cielo e perfino il paesaggio sembrano deformarsi insieme alla sua paura. Le linee ondulate, i colori violenti e il ponte che conduce lo sguardo verso l'orizzonte non rappresentano la realtà, ma lo stato d'animo dell'artista. Munch non voleva dipingere ciò che vedeva con gli occhi, bensì ciò che sentiva dentro di sé.
L'Urlo è considerato uno dei capolavori dell'Espressionismo, un movimento artistico che mette al centro le emozioni più profonde invece della rappresentazione fedele della realtà. Per questo motivo il volto della figura è quasi privo di identità. Non è un ritratto preciso, ma potrebbe essere chiunque. Potremmo essere noi nei momenti di paura, ansia, solitudine o smarrimento.
Anche la storia del quadro è ricca di curiosità. In realtà non esiste un solo Urlo, ma quattro versioni realizzate da Munch tra dipinti e pastelli. Una di queste, nel 2012, è stata venduta all'asta per quasi 120 milioni di dollari, diventando all'epoca una delle opere d'arte più costose mai acquistate. Inoltre il dipinto è stato rubato ben due volte: la prima nel 1994 e la seconda nel 2004. In entrambi i casi venne recuperato dopo lunghe indagini, anche se riportò alcuni danni.
Esiste poi una curiosità che ha alimentato molte leggende. Su una delle versioni compare una piccola frase scritta a matita: "Può essere stato dipinto da un pazzo." Per molti anni si pensò fosse un atto vandalico compiuto da un visitatore. Solo nel 2021 gli studiosi hanno confermato che quella frase fu scritta proprio da Munch. Probabilmente era la risposta ironica e amara alle critiche di chi lo considerava mentalmente instabile.
Forse è proprio questo il motivo per cui L'Urlo continua a colpirci così tanto. Non rappresenta una persona, un luogo o un evento preciso. Rappresenta una sensazione universale. Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo provato ansia, paura o la sensazione di essere sopraffatti da qualcosa più grande di noi. Munch è riuscito a trasformare quell'emozione invisibile in un'immagine che ancora oggi milioni di persone comprendono senza bisogno di spiegazioni.
Ed è questo il potere dell'arte: riuscire a dare un volto a ciò che spesso non riusciamo nemmeno a descrivere con le parole.
L'urlo di Munch: il grido che tutti abbiamo sentito almeno una volta
La storia del celebre dipinto di Edvard Munch, il significato del suo grido silenzioso e le curiosità che lo hanno reso una delle opere più famose della storia dell'arte.
di Fabio Campana












