Ci sono film che ottengono un enorme successo al cinema e poi vengono lentamente dimenticati. Le ali della libertà (The Shawshank Redemption), invece, segue il percorso opposto. Quando esce nel 1994 incassa meno del previsto e passa quasi inosservato. Col tempo, però, il passaparola lo trasforma in un vero fenomeno. Oggi è considerato da milioni di persone uno dei migliori film mai realizzati e da anni occupa il primo posto nella classifica degli utenti di IMDb.

La storia è semplice. Andy Dufresne, un giovane banchiere, viene condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie e del suo amante, nonostante continui a dichiararsi innocente. Finisce nel carcere di Shawshank, un luogo duro e violento dove la speranza sembra non avere spazio.

Molti film ambientati in prigione parlano soprattutto di evasione. Le ali della libertà, invece, parla prima di tutto della libertà mentale. Andy perde la libertà fisica, ma rifiuta di lasciarsi imprigionare anche nello spirito. Continua a leggere, a studiare, ad aiutare gli altri detenuti e perfino a costruire una biblioteca per il carcere. È il suo modo di ricordare a se stesso che esiste ancora una vita oltre quelle mura.

Il vero protagonista, però, non è soltanto Andy. La storia viene raccontata attraverso gli occhi di Red, interpretato da Morgan Freeman. È lui a spiegare come la presenza di Andy cambi lentamente il modo di pensare di tutti i detenuti. Non con grandi discorsi, ma con piccoli gesti quotidiani.

Uno dei motivi per cui il film funziona così bene è proprio questo. Non cerca continuamente di stupire lo spettatore. Si prende il tempo per far conoscere i personaggi, mostra le loro paure, le loro abitudini e il modo in cui il carcere finisce per cambiare la loro identità. Quando arrivano i momenti più intensi, hanno un peso enorme proprio perché il pubblico ha imparato a conoscere quelle persone.

Anche il titolo originale, The Shawshank Redemption, ha un significato importante. "Redemption" significa redenzione, ma anche rinascita. Non riguarda soltanto Andy. Riguarda quasi tutti i personaggi del film, che cercano un modo per ritrovare una parte di sé che il carcere sembra aver cancellato.

C'è poi un tema che attraversa tutta la storia: la speranza. Andy continua a ripetere che la speranza è una cosa buona e che le cose buone non muoiono mai. È una frase che sintetizza perfettamente il messaggio del film. La speranza non elimina i problemi, ma impedisce alle difficoltà di avere l'ultima parola.

Dal punto di vista cinematografico il film è molto equilibrato. La regia di Frank Darabont evita gli eccessi, la fotografia accompagna perfettamente il tono della storia e la colonna sonora di Thomas Newman rende memorabili molte scene senza mai risultare invadente. Anche le interpretazioni di Tim Robbins e Morgan Freeman sono considerate tra le migliori delle loro carriere.

Un aspetto curioso è che, nonostante venga candidato a sette Premi Oscar, Le ali della libertà non ne vince nemmeno uno. Nel 1995 deve competere con un altro film destinato a entrare nella storia del cinema: Forrest Gump, che conquista gran parte delle statuette. Questo, però, non impedisce al film di costruirsi negli anni una reputazione straordinaria.

Per concludere, se dovessi dirvi qual'e il ricordo che ho ben stampato nel cuore di questo film, è quando un giorno Andy si chiude nell'ufficio del direttore del carcere e fa partire dagli altoparlanti un brano tratto da Le nozze di Figaro di Mozart. Per qualche minuto tutta la prigione si ferma. I detenuti alzano lo sguardo e ascoltano in silenzio due voci femminili che cantano in italiano.

Nessuno di loro capisce le parole. Eppure non importa.

La frase di Red (Morgan Freeman) è questa:

"Ancora oggi non ho idea di cosa stessero cantando quelle due donne italiane. E, a dire il vero, non voglio saperlo. Ci sono cose che è meglio non spiegare. Mi piace pensare che cantino qualcosa di così bello da non poter essere espresso a parole, qualcosa che ti fa male al cuore per quanto è bello. Quelle voci volano più in alto e più lontano di quanto chiunque, in un posto grigio come quello, osi sognare. È come se un bellissimo uccello entrasse nella nostra piccola gabbia e facesse sparire quelle mura. E, per quei pochi istanti, ogni uomo di Shawshank si sente libero."

Mi ha colpito perchè suggerisce un'idea molto semplice: non serve capire tutto per essere profondamente toccati da qualcosa. I detenuti non comprendono una sola parola dell'opera, eppure quella musica riesce a farli sentire liberi, anche se soltanto per pochi minuti. È una delle rappresentazioni più belle del potere universale dell'arte nel cinema.