Quando si pensa a Vincent van Gogh, quasi tutti immaginano subito La Notte stellata. Quel cielo blu intenso attraversato da vortici luminosi è diventato un simbolo universale dell'arte, stampato su libri, magliette, tazze e perfino cover per smartphone.
La prima curiosità riguarda il luogo in cui nacque. Van Gogh dipinse La Notte stellata nel giugno del 1889 mentre si trovava ricoverato volontariamente nel manicomio di Saint-Rémy-de-Provence, nel sud della Francia. Era stato lui stesso a chiedere di essere accolto nella struttura dopo i gravi problemi psicologici che lo avevano portato, pochi mesi prima, al celebre episodio dell'orecchio tagliato. Molti immaginano quindi che il quadro rappresenti semplicemente ciò che vedeva dalla sua finestra, ma la realtà è un po' diversa.
La vista dalla finestra della sua stanza esiste davvero e corrisponde in parte al paesaggio dipinto. Le colline sullo sfondo sono reali e anche la posizione della Luna e di alcune stelle è sorprendentemente accurata. Tuttavia il piccolo villaggio che compare nella parte inferiore del quadro non era visibile dalla finestra. Van Gogh lo aggiunse di fantasia, probabilmente ispirandosi ai paesini olandesi della sua infanzia.
Un'altra curiosità riguarda proprio quelle enormi spirali che sembrano muovere il cielo. Per molto tempo si è pensato che fossero semplicemente il frutto della fantasia dell'artista o della sua malattia. Negli ultimi decenni, però, alcuni fisici hanno osservato che la disposizione dei vortici ricorda sorprendentemente alcuni modelli matematici della turbolenza, cioè il modo in cui si comportano fluidi come l'acqua o l'aria quando si muovono in maniera caotica. Questo non significa che Van Gogh conoscesse quelle formule, ma dimostra quanto la sua capacità di osservazione fosse straordinaria.
Anche le stelle meritano attenzione. Nel dipinto se ne vedono undici, oltre alla Luna e a un astro particolarmente luminoso. Molti studiosi ritengono che sia Venere, dato che in quel periodo era davvero visibile all'alba con una luminosità eccezionale. Van Gogh stesso, in una lettera al fratello Theo, scrisse di aver osservato la "stella del mattino", un dettaglio che rende ancora più affascinante il quadro.
C'è poi il misterioso cipresso in primo piano. È uno degli elementi più imponenti dell'opera e collega idealmente la terra al cielo. Nella cultura mediterranea il cipresso è spesso associato ai cimiteri e alla morte, ma per Van Gogh aveva anche un altro significato. In una sua lettera scrisse che trovava questi alberi belli quanto gli obelischi egizi e desiderava da tempo inserirli in un dipinto. Per questo molti storici dell'arte vedono nel cipresso un simbolo del collegamento tra la vita terrena e l'infinito.
Una curiosità che sorprende molti è che Van Gogh non considerava La Notte stellata uno dei suoi lavori migliori. In diverse lettere si mostrò piuttosto critico verso alcuni dipinti realizzati durante il ricovero e definì questa tela un esperimento, quasi un tentativo di spingersi oltre la semplice rappresentazione della realtà. È ironico pensare che proprio l'opera di cui lui era meno convinto sia diventata quella che tutto il mondo identifica con il suo nome.
Anche il colore ha un ruolo fondamentale. Van Gogh utilizzò soprattutto diverse tonalità di blu e di giallo, due colori complementari che, accostati, aumentano la sensazione di luminosità. Le stelle sembrano quasi emettere luce propria, non perché siano dipinte con effetti realistici, ma perché il contrasto cromatico le rende incredibilmente vive.
Carissimi giraffi, quest'opera è da brividi. Soprattutto in virtù della storia personale dell'autore.
Perchè non cerca di mostrarci come appare il cielo, ma come può essere percepito da chi lo osserva con emozione.
La notte stellata di Van Gogh
curiosità e riflessioni
di Fabio Campana











