Ogni giorno prendiamo decine, a volte centinaia di decisioni. Scegliamo cosa mangiare, quale serie guardare, quale telefono comprare, quale percorso di studi seguire o quale lavoro accettare. Verrebbe spontaneo pensare che avere tante possibilità sia sempre un vantaggio. In fondo, più scelta significa più libertà.

Secondo lo psicologo americano Barry Schwartz, però, non è sempre così.

Nel 2004 pubblica il libro The Paradox of Choice, in cui propone un'idea tanto semplice quanto controintuitiva: oltre una certa soglia, aumentare le possibilità non aumenta la felicità, ma l'ansia e l'insoddisfazione.

Il motivo è facile da capire.

Immagina di entrare in una gelateria che offre tre gusti. Probabilmente scegli in pochi secondi. Ora immagina una gelateria con cento gusti. All'inizio l'abbondanza sembra entusiasmante, ma dopo qualche minuto inizi a confrontare ogni possibilità, hai paura di sbagliare e ti chiedi continuamente quale sia la scelta migliore.

Succede la stessa cosa nella vita.

Più aumentano le alternative, più il cervello deve confrontarle tra loro. Ogni opzione richiede tempo, attenzione ed energia mentale. A un certo punto non proviamo più libertà, ma sovraccarico decisionale. È quello che molti psicologi chiamano anche choice overload, cioè un eccesso di scelta.

Il paradosso, però, non finisce qui.

Anche dopo aver deciso, spesso non siamo soddisfatti. Se esistono cinquanta alternative, è facile continuare a domandarsi se una di quelle escluse fosse migliore. Nasce così il rimpianto. Invece di goderci ciò che abbiamo scelto, continuiamo a pensare a ciò che abbiamo lasciato indietro.

Questo fenomeno è particolarmente evidente oggi.

Le piattaforme di streaming propongono migliaia di film. Gli store online vendono centinaia di modelli dello stesso prodotto. Le app di incontri mostrano potenzialmente migliaia di persone. Paradossalmente, avere tutto a disposizione rende spesso più difficile fermarsi e scegliere davvero.

Schwartz distingue anche due modi diversi di affrontare le decisioni.

Ci sono i massimizzatori, che cercano sempre la scelta perfetta. Confrontano ogni dettaglio, leggono decine di recensioni e continuano a cercare anche quando hanno già trovato una buona soluzione. Poi ci sono i soddisfatti (satisficers), che stabiliscono alcuni criteri e, quando trovano un'opzione che li rispetta, smettono di cercare. Le ricerche mostrano che questi ultimi, pur scegliendo spesso prodotti simili, tendono a sentirsi più soddisfatti delle proprie decisioni.

Questo significa che dovremmo avere meno libertà?

No.

Il messaggio di Schwartz non è che scegliere sia un problema. Al contrario, la possibilità di scegliere è una delle basi della libertà personale. Il problema nasce quando il numero delle alternative supera la nostra capacità di valutarle con serenità. A quel punto la scelta smette di essere una risorsa e diventa un peso.