Leggere un romanzo significa entrare nella fantasia di qualcun altro. O almeno così pensiamo. Eppure esistono libri che, riletti oggi, fanno venire i brividi perché descrivono invenzioni, eventi o cambiamenti sociali che, quando furono scritti, sembravano impossibili. Naturalmente gli scrittori non possiedono una sfera di cristallo. Non prevedono davvero il futuro. Sono però grandi osservatori del presente e, partendo dalle conoscenze del loro tempo, riescono a immaginare dove potrebbe portarci il progresso. Alcune volte ci prendono in modo sorprendente.

Uno degli esempi più famosi è senza dubbio Jules Verne.

jules verne
jules verne

Quando pubblica Dalla Terra alla Lunanel 1865, l'uomo è ancora lontanissimo dall'esplorazione spaziale. Eppure immagina un viaggio verso il nostro satellite con dettagli che oggi stupiscono ancora. Il razzo parte dalla Florida, proprio come faranno oltre un secolo dopo le missioni Apollo, trasporta tre uomini e, una volta conclusa la missione, rientra sulla Terra ammarando nell'oceano. Ovviamente ci sono molte differenze tecniche, ma il numero di coincidenze è davvero impressionante.

Verne non si limita allo spazio. In Ventimila leghe sotto i mari descrive il Nautilus, un sottomarino elettrico incredibilmente avanzato per l'epoca. Quando il romanzo esce, mezzi del genere esistono solo sulla carta. Oggi i sottomarini fanno parte della normalità.

Anche H. G. Wells sembra guardare molto avanti.

h.g. wells
h.g. wells

Nel romanzo La guerra dei mondi immagina un'invasione aliena, ma è in Il mondo liberato, pubblicato nel 1914, che sorprende davvero. Qui descrive bombe capaci di sprigionare un'enorme energia attraverso la disintegrazione dell'atomo. Trent'anni dopo nascerà la bomba atomica. Gli scienziati che lavorarono al Progetto Manhattan conoscevano bene le opere di Wells e alcuni ammisero di esserne rimasti profondamente colpiti.

Tra tutti, però, c'è un autore che sembra aver previsto più di chiunque altro il mondo in cui viviamo: George Orwell.

Quando nel 1949 pubblica 1984, Internet non esiste, gli smartphone sono fantascienza e le telecamere di sorveglianza sono pochissime. Eppure immagina una società nella quale ogni cittadino viene costantemente osservato, il linguaggio viene manipolato, le informazioni possono essere riscritte e la privacy praticamente scompare. Naturalmente il nostro mondo non è quello descritto da Orwell, ma alcune sue intuizioni fanno ancora discutere, soprattutto nell'epoca dei social network, degli algoritmi e della raccolta dei dati personali.

1984
1984

Un altro caso sorprendente è quello di Ray Bradbury. Nel 1953 pubblica Fahrenheit 451, il celebre romanzo in cui i libri vengono bruciati. Ma la parte più curiosa riguarda la tecnologia. Bradbury descrive persone che passano ore davanti a enormi schermi, parlano con dispositivi elettronici inseriti nelle orecchie, vivono circondate da flussi continui di immagini e notizie e dedicano sempre meno tempo alla lettura e alla riflessione. È difficile non pensare agli auricolari wireless, agli smartphone e ai social media.

Anche Aldous Huxley, con Il mondo nuovo, immagina una società dominata non dalla paura, ma dal piacere. Le persone vengono controllate attraverso il consumo, il divertimento continuo e una sostanza che elimina ogni disagio emotivo. Ancora oggi molti si chiedono quale tra Huxley e Orwell abbia descritto meglio il nostro presente.

Esiste poi una coincidenza davvero incredibile che riguarda Edgar Allan Poe. Nel 1838 pubblica Le avventure di Arthur Gordon Pym. In una parte del romanzo, alcuni naufraghi, spinti dalla fame, decidono di uccidere e mangiare un giovane marinaio di nome... Richard Parker.

Sembra un semplice dettaglio narrativo. E invece, quarantasei anni dopo, nel 1884, il veliero Mignonette affonda davvero. I superstiti rimangono per giorni senza cibo e finiscono per uccidere e mangiare il più giovane del gruppo, che si chiamava proprio Richard Parker. Una coincidenza così straordinaria da sembrare inventata.

Anche Morgan Robertson è ricordato per una delle previsioni letterarie più inquietanti. Nel 1898 pubblica Futility, or the Wreck of the Titan. Il protagonista della storia è un gigantesco transatlantico chiamato Titan, considerato praticamente inaffondabile. Durante il suo viaggio inaugurale colpisce un iceberg nell'Atlantico del Nord e affonda perché non dispone di abbastanza scialuppe di salvataggio.

Quattordici anni dopo, nel 1912, il mondo assiste al naufragio del Titanic.

Le somiglianze sono così numerose da aver alimentato per decenni ogni genere di teoria. In realtà Robertson non aveva previsto il futuro. Era un esperto marinaio e conosceva bene la tendenza delle compagnie navali a costruire navi sempre più grandi, veloci e sicure solo sulla carta. Ancora una volta, più che una profezia, fu una straordinaria capacità di osservazione.

Tutti questi esempi ci insegnano una cosa interessante. I grandi scrittori non sono indovini. Semplicemente osservano il presente con una profondità che spesso sfugge agli altri. Notano piccoli cambiamenti, intuizioni scientifiche, trasformazioni sociali ancora agli inizi e si chiedono: "Se tutto questo continuasse, dove potremmo arrivare?"

Qualche volta sbagliano completamente. Altre volte si avvicinano. E, in rarissimi casi, sembrano descrivere il nostro mondo con decenni di anticipo. Forse è proprio questo uno dei poteri più affascinanti della letteratura. Non quello di prevedere il futuro, ma di immaginarlo così bene da costringerci, una volta raggiunto, a voltare lo sguardo indietro e pensare: qualcuno, molto tempo fa, l'aveva già scritto.