Perché siamo qui? Qual è lo scopo della nostra vita? Perché alcune cose accadono proprio a noi? Esiste un significato dietro quello che facciamo?
L'essere umano pone continuamente domande di questo tipo. Cerca collegamenti, spiegazioni, cause. Vuole sapere dove sta andando e soprattutto perché. Il problema nasce quando questa richiesta di significato incontra un mondo che non sembra avere alcun obbligo di rispondere.
È proprio da questo scontro che nasce l’assurdo.
Il concetto diventa centrale nella filosofia di Albert Camus. Per comprenderlo, però, bisogna chiarire subito una cosa: per Camus non è necessariamente il mondo a essere assurdo e non è nemmeno l'essere umano a esserlo. L'assurdo nasce dall'incontro tra il nostro bisogno di trovare un senso e il silenzio dell'universo.
Noi vogliamo risposte. Il mondo continua semplicemente a esistere.
Una persona può costruire una carriera per vent'anni e perderla improvvisamente. Può comportarsi correttamente e subire comunque un'ingiustizia. Può programmare il proprio futuro nei minimi dettagli e vedere tutto cambiare per un evento imprevedibile.
La prima reazione è spesso cercare una spiegazione.
“Perché è successo?”
A volte la spiegazione esiste. Possiamo individuare cause economiche, biologiche, psicologiche o semplicemente pratiche. Ma dietro quella domanda spesso se ne nasconde un'altra molto più difficile: perché doveva succedere proprio questo? Qual è il significato di ciò che è accaduto?
Ed è qui che il mondo può smettere di rispondere.
Camus porta questa riflessione fino alle azioni più normali della nostra giornata. Ci svegliamo, lavoriamo, mangiamo, torniamo a casa, dormiamo. Poi ricominciamo. Costruiamo progetti, raggiungiamo obiettivi e subito dopo ne cerchiamo altri.
Finché un giorno può comparire una domanda apparentemente banale: a che scopo?
Non significa necessariamente essere depressi o non avere più voglia di vivere. Significa diventare improvvisamente consapevoli del meccanismo. Quello che fino al giorno prima appare naturale può iniziare a sembrare strano.
È una sensazione che Camus rappresenta attraverso il mito di Sisifo.
Nella mitologia greca Sisifo è condannato a spingere continuamente un enorme masso fino alla cima di una montagna. Ogni volta che sta per raggiungerla, il masso rotola nuovamente verso il basso. Sisifo scende, lo recupera e ricomincia.
Per sempre.
È difficile immaginare un'attività più inutile.
Ed è proprio per questo che Camus la utilizza.
In qualche modo anche noi ripetiamo continuamente azioni destinate a essere cancellate. Puliamo una casa che si sporcherà di nuovo. Mangiamo sapendo che avremo nuovamente fame. Raggiungiamo un obiettivo e poco dopo ne appare un altro. Costruiamo qualcosa sapendo che nulla è eterno.
Se cerchiamo un significato definitivo capace di giustificare tutto questo, potremmo non trovarlo.
La tentazione allora è concludere: se non esiste un senso assoluto, niente ha valore.
Ma Camus prende una strada diversa.
Non prova a risolvere l'assurdo inventando una risposta. Non dice che alla fine scopriremo necessariamente uno scopo nascosto. Accetta invece il punto di partenza: potremmo non conoscere mai un significato ultimo dell'esistenza.
Eppure continuiamo a vivere.
Qui avviene il passaggio fondamentale.
Se il mondo non ci consegna un significato già pronto, possiamo comunque scegliere come vivere al suo interno. Possiamo amare qualcuno, creare qualcosa, conoscere, viaggiare, costruire relazioni, provare piacere, affrontare difficoltà e scegliere ciò che consideriamo importante.
Non perché l'universo ci garantisce che quelle cose abbiano un valore assoluto.
Ma perché noi le viviamo come tali.
Per questo l'assurdo non coincide semplicemente con il nichilismo. Di fronte alla mancanza di una risposta definitiva, Camus non conclude che tanto vale arrendersi. Propone invece quella che chiama rivolta: continuare a vivere pienamente pur sapendo che non possediamo tutte le risposte.
Sisifo sa che il masso cadrà.
Eppure torna a prenderlo.
La sua condizione non cambia, ma cambia il modo in cui la affronta. Nel momento in cui diventa consapevole della propria situazione e smette di aspettare una giustificazione esterna, conserva qualcosa che la condanna non può eliminare completamente: la possibilità di vivere consapevolmente ciò che gli appartiene.
Ed è qui che l'assurdo smette di essere soltanto una teoria filosofica.
Lo incontriamo ogni volta che la realtà non segue la trama che avevamo immaginato. Ogni volta che cerchiamo una risposta definitiva e troviamo soltanto un fatto. Ogni volta che ci rendiamo conto che la vita non promette necessariamente coerenza, giustizia o un finale capace di spiegare tutto ciò che viene prima.
Possiamo passare l'esistenza aspettando che il mondo ci dica perché vale la pena vivere.
Oppure possiamo accettare che quella risposta forse non arriverà mai e domandarci qualcosa di molto più concreto:
dato che sono qui, cosa scelgo di fare del tempo che ho?
Forse l'assurdo comincia proprio quando l'universo non risponde.
Ma per Camus, è anche da quel silenzio che può cominciare la nostra libertà.
L’assurdo
Cosa succede quando cerchiamo un senso a ciò che stiamo facendo?
di Fabio Campana











