Se chiediamo quale sia la stella più importante per orientarsi nel cielo, quasi tutti pensano alla Stella Polare. Da secoli indica la strada ai navigatori, permette di individuare il nord e sembra rimanere ferma mentre tutte le altre stelle le girano intorno. È così famosa che spesso immaginiamo sia anche la stella più luminosa del cielo, magari enorme e immediatamente riconoscibile. In realtà non è così. La Stella Polare, chiamata Polaris, non deve la propria fama alla luminosità ma a una coincidenza geometrica straordinaria: si trova molto vicina alla direzione verso cui punta l'asse di rotazione terrestre nell'emisfero nord. Mentre la Terra gira, quindi, quasi tutto il cielo sembra ruotare durante la notte, mentre Polaris rimane apparentemente nello stesso punto. Se fotografiamo il cielo per diverse ore con una lunga esposizione, le altre stelle disegnano archi e cerchi luminosi intorno a lei, trasformandola quasi nel perno visibile della rotazione celeste.

Questo spiega anche perché la Stella Polare indica il nord. Se ci troviamo nell'emisfero boreale e la individuiamo nel cielo, abbassando idealmente una linea verticale verso l'orizzonte troviamo approssimativamente il nord geografico. Ma c'è un dettaglio interessante: Polaris non si trova esattamente sopra il Polo Nord celeste, è soltanto molto vicina. Per orientarci a occhio la differenza è praticamente irrilevante, ma astronomicamente esiste. Ancora più sorprendente è il fatto che la sua altezza sull'orizzonte ci dice qualcosa su dove ci troviamo sulla Terra. Spostandoci verso nord la vediamo sempre più alta, mentre andando verso l'equatore scende progressivamente verso l'orizzonte. Al Polo Nord sarebbe quasi sopra la nostra testa; vicino all'equatore apparirebbe invece vicinissima all'orizzonte. Per secoli questa caratteristica diventa uno strumento prezioso per stimare la latitudine durante la navigazione.

Trovarla è relativamente semplice, purché prima riconosciamo il Grande Carro.

Le due stelle che formano il bordo esterno della sua parte simile a un recipiente vengono chiamate spesso “stelle puntatrici”: immaginando una linea che parte da una e attraversa l'altra, poi prolungandola per circa cinque volte la loro distanza, arriviamo nei pressi della Stella Polare. Una volta trovata possiamo anche riconoscere l'Orsa Minore, perché Polaris si trova all'estremità del suo “manico”. Qui cade però uno dei miti più diffusi: la Stella Polare non è affatto la stella più luminosa del cielo notturno. Quel primato appartiene a Sirio. Polaris è abbastanza luminosa da essere individuata senza difficoltà sotto un cielo discreto, ma molte altre stelle la superano nettamente. Se non sapessimo dove cercarla, probabilmente non sarebbe la prima ad attirare il nostro sguardo.

C'è poi qualcosa di ancora più curioso: quella che chiamiamo Stella Polare non è in realtà una singola stella isolata. Polaris appartiene a un sistema stellare multiplo e la sua componente principale possiede delle compagne. Inoltre la stella principale è una variabile Cefeide, cioè una stella la cui luminosità cambia leggermente seguendo un ritmo regolare. Le Cefeidi hanno un'importanza enorme nella storia dell'astronomia perché il rapporto tra il loro periodo di pulsazione e la loro luminosità permette agli astronomi di utilizzarle come una sorta di metro cosmico per stimare grandi distanze nello spazio. Quella piccola luce che utilizziamo per trovare il nord appartiene quindi anche a una categoria di stelle che aiuta l'umanità a misurare l'Universo.

Ma forse la curiosità più sorprendente è un'altra: Polaris non è sempre stata la Stella Polare e non lo sarà per sempre.

L'asse terrestre non mantiene eternamente la stessa direzione nello spazio, ma compie molto lentamente un movimento chiamato precessione, simile a quello di una trottola che oscilla mentre gira. Il ciclo richiede circa 26.000 anni e, di conseguenza, il punto verso cui sembra dirigersi l'asse terrestre cambia nel corso dei millenni. Migliaia di anni fa un'altra stella, Thuban, nella costellazione del Drago, si trova molto più vicina al polo celeste di quanto non faccia Polaris; tra migliaia di anni saranno altre stelle ad avvicinarsi a quella posizione e, in un futuro lontano, anche Vega diventerà una sorta di stella polare.

Questo significa che gli esseri umani dell'antichità non guardano necessariamente lo stesso riferimento celeste che utilizziamo noi oggi. La Stella Polare che ci sembra un punto fisso è in realtà “fissa” soltanto nella scala temporale della nostra vita. Se allarghiamo lo sguardo a migliaia di anni, anche il cielo che consideriamo immutabile cambia lentamente volto. Le stelle possiedono un proprio movimento, la Terra modifica l'orientamento del suo asse e persino le forme delle costellazioni, su tempi enormemente lunghi, finiscono per trasformarsi.

C'è infine una caratteristica della Stella Polare che possiamo sperimentare senza telescopi, formule o conoscenze particolari. Basta individuarla e guardarla per qualche minuto, poi tornare a osservarla più tardi: sarà praticamente nello stesso posto, mentre le altre stelle avranno cambiato posizione intorno a lei. È una piccola dimostrazione visibile del movimento della Terra, anche se la sensazione che abbiamo è esattamente opposta. Noi ci troviamo su un pianeta che ruota continuamente, ma guardando il cielo ci sembra che sia l'intero universo a muoversi intorno a un piccolo punto luminoso.

Ed è forse proprio questo a rendere Polaris così affascinante. Non è la stella più brillante, non è perfettamente immobile e non occupa quella posizione per sempre, eppure per una fortunata combinazione tra la nostra epoca, il movimento della Terra e la geometria del cielo diventa il punto che, mentre tutto sembra girare, ci indica dove siamo.