Quando si parla dei più grandi conquistatori della storia, un nome compare sempre tra i primi.

Gengis Khan.

E non è un caso. Nel giro di pochi decenni riuscì a costruire il più grande impero terrestre continuo mai esistito, estendendosi dalla Cina fino all'Europa orientale. Alla sua massima espansione controllava circa 24 milioni di chilometri quadrati, una superficie pari a quasi un quarto delle terre emerse del pianeta.

E pensare che non nacque affatto in un palazzo reale. Il suo vero nome era Temüjin e venne al mondo intorno al 1162 nelle steppe dell'attuale Mongolia. Quando aveva circa nove anni suo padre venne avvelenato e la sua famiglia fu abbandonata dalla tribù. Per anni vissero in estrema povertà, nutrendosi di ciò che riuscivano a cacciare o pescare. Da ragazzo fu perfino catturato da una tribù rivale, ma riuscì a fuggire. Nessuno avrebbe immaginato che quel giovane sarebbe diventato uno degli uomini più potenti della storia.

Nel 1206 riuscì a unificare le tribù mongole, da sempre in lotta tra loro, e ricevette il titolo di Gengis Khan, generalmente tradotto come "Sovrano universale". Da quel momento iniziò una serie di campagne militari che ancora oggi vengono studiate nelle accademie militari. I suoi eserciti erano composti quasi esclusivamente da cavalieri, velocissimi negli spostamenti e famosi per tattiche innovative come la finta ritirata: simulavano la fuga, attiravano il nemico all'inseguimento e poi lo circondavano all'improvviso. Comunicavano inoltre con bandiere, corni e segnali di fumo, riuscendo a coordinare migliaia di uomini con una precisione sorprendente.

Una curiosità poco conosciuta è che Gengis Khan promuoveva le persone in base al merito e non alla loro origine. Se un soldato dimostrava capacità e lealtà poteva raggiungere incarichi molto importanti, indipendentemente dalla famiglia in cui era nato. Per il XIII secolo era una scelta decisamente insolita. Pur essendo un conquistatore spietato, concedeva inoltre una notevole libertà religiosa ai popoli sottomessi: buddhisti, musulmani, cristiani e taoisti potevano praticare il proprio culto purché riconoscessero la sua autorità. Fu anche uno dei primi a creare un efficiente sistema postale, con stazioni distribuite in tutto l'impero dove i messaggeri potevano cambiare cavallo e ripartire immediatamente, permettendo alle informazioni di attraversare migliaia di chilometri in tempi record.

Esistono poi curiosità davvero incredibili. La sua tomba, ad esempio, non è mai stata trovata. Secondo la leggenda, il corteo funebre avrebbe ucciso chiunque incontrasse lungo il tragitto per mantenere segreto il luogo della sepoltura. Una volta terminato il funerale, migliaia di cavalli avrebbero calpestato il terreno per cancellare ogni traccia. Non sappiamo quanto ci sia di vero, ma ancora oggi nessuno ha scoperto dove riposi Gengis Khan.

Un'altra curiosità riguarda la genetica. Nel 2003 alcuni ricercatori scoprirono che circa lo 0,5% della popolazione maschile mondiale, e circa l'8% degli uomini in una vasta regione dell'Asia, condivide un cromosoma Y molto simile. L'ipotesi più accreditata è che appartenga alla stessa linea genealogica di Gengis Khan. In altre parole, si stima che oggi circa una persona su 200 nel mondo possa essere un suo discendente diretto. Si racconta inoltre che avesse una particolare paura dei cani, fosse molto superstizioso e consultasse spesso gli sciamani prima di prendere decisioni importanti.

Naturalmente la sua figura rimane estremamente controversa. Per alcuni è stato un geniale stratega militare, capace di collegare Oriente e Occidente e di favorire gli scambi commerciali lungo la Via della Seta. Per altri è stato uno dei conquistatori più violenti della storia. Le sue campagne provocarono la distruzione di intere città e gli storici stimano che abbiano causato decine di milioni di morti, anche se il numero esatto resta impossibile da stabilire. Una cosa, però, è certa: pochissimi uomini sono riusciti a cambiare la geografia, la politica e perfino la genetica del pianeta quanto Gengis Khan. Ancora oggi, a oltre ottocento anni dalla sua morte, il suo nome continua a essere uno dei più conosciuti della storia dell'umanità.