Quando si parla di Forrest Gump, la prima parola che viene in mente è spesso fortuna. In effetti, il protagonista vive una serie incredibile di coincidenze. Entra quasi per caso nella squadra di football, finisce in Vietnam, partecipa a eventi storici, fonda una compagnia di pesca che diventa un successo e investe persino in una piccola azienda chiamata Apple senza sapere nemmeno bene cosa sia.
Sembra impossibile che tutto questo accada alla stessa persona.
Eppure Martin Zemeckis non costruisce il film per dirci che basta essere fortunati per avere successo. Anzi, mostra continuamente che la fortuna da sola non basta.
Prendiamo il football.
Forrest viene notato perché corre velocissimo. Ma nessuno può correre al posto suo. Si allena, si impegna e sfrutta un talento che possiede davvero. La stessa cosa accade nel ping pong. È vero che l'occasione nasce durante il servizio militare, ma diventa un campione perché passa ore e ore ad allenarsi.
Anche l'azienda di gamberi sembra nascere da una coincidenza. Forrest compra una barca soltanto per mantenere una promessa fatta all'amico Bubba. All'inizio, però, va malissimo. Per mesi pesca pochissimi gamberi e continua a lavorare senza ottenere risultati. Solo dopo arriva l'uragano che distrugge le imbarcazioni concorrenti e permette alla sua attività di decollare.
È uno dei pochi momenti in cui la fortuna interviene davvero.
Ma se Forrest avesse abbandonato il progetto ai primi fallimenti, quell'occasione non sarebbe mai esistita.
È proprio qui che il film cambia prospettiva.
Forrest non pianifica grandi strategie e non cerca scorciatoie. Fa semplicemente quello che ritiene giusto, mantiene la parola data e continua ad andare avanti anche quando le cose sembrano andare male. In altre parole, la fortuna incontra una persona che non smette mai di muoversi.
Il confronto con gli altri personaggi rende questo messaggio ancora più evidente.
Jenny vive una vita molto più difficile. Porta dentro di sé ferite profonde e prende spesso decisioni che la allontanano dalla serenità. Il tenente Dan, invece, rimane intrappolato nella rabbia dopo aver perso le gambe in guerra. Entrambi ricevono occasioni, ma fanno molta più fatica a coglierle perché il loro dolore condiziona il modo in cui guardano il mondo.
Forrest, invece, affronta ogni situazione senza cinismo. Non si chiede continuamente cosa avrebbe potuto ottenere o cosa gli sia stato tolto. Si concentra semplicemente sul passo successivo.
Anche la celebre piuma che apre e chiude il film racconta qualcosa di importante.
All'inizio vola trasportata dal vento, come se rappresentasse il caso. Alla fine Forrest riflette dicendo: "Non so se ognuno di noi abbia un destino o se siamo tutti trasportati dal vento... ma forse sono vere entrambe le cose." Il film non sceglie tra destino e fortuna. Suggerisce che la vita sia probabilmente un intreccio di entrambi.
Ed è forse questa la riflessione più interessante.
Molti ricordano Forrest Gump come la storia di un uomo incredibilmente fortunato. In realtà è la storia di una persona che continua a fare la cosa giusta anche quando non sa dove la porterà. Le occasioni arrivano, ma Forrest le trasforma in qualcosa di concreto grazie alla sua costanza, alla sua lealtà e alla capacità di non arrendersi.
Forrest Gump: è davvero un film sulla fortuna?
A prima vista sembra di sì. Forrest si ritrova sempre nel posto giusto al momento giusto, incontra presidenti degli Stati Uniti, diventa un campione di ping pong, un eroe di guerra e un imprenditore milionario. Ma se guardiamo il film con attenzione, il messaggio è molto diverso: la fortuna apre alcune porte, ma è il modo in cui le attraversiamo a fare la differenza.
di Fabio Campana











