La sua tuta nera, gli occhi penetranti, le maschere di lattice e i colpi perfetti sono diventati un simbolo conosciuto anche da chi non ha mai letto una sua avventura. Eppure, quando Diabolik nasce, il suo successo è tutt'altro che scontato.

Siamo a Milano, all'inizio degli anni Sessanta. Due sorelle, Angela e Luciana Giussani, lavorano nell'editoria e osservano una scena che si ripete ogni giorno. Migliaia di pendolari salgono sui treni per andare al lavoro e cercano qualcosa da leggere durante il viaggio. Giornali, riviste, romanzi... ma manca un fumetto pensato per gli adulti, facile da infilare in tasca e da leggere in poco tempo.

Da questa semplice osservazione nasce un'idea destinata a fare storia.

Le sorelle Giussani decidono di creare un fumetto tascabile, con un formato piccolo che entri comodamente nella giacca o nella borsa. È una scelta rivoluzionaria per l'epoca. Ancora più rivoluzionario, però, è il protagonista.

le sorelle giussani
le sorelle giussani

Fino a quel momento gli eroi dei fumetti erano quasi sempre persone buone. Combattevano il crimine, difendevano i più deboli e cercavano di salvare il mondo. Le Giussani fanno l'esatto contrario.

Il protagonista della loro storia è un ladro.

Un criminale intelligente, freddo, elegante e quasi impossibile da catturare. Non ruba perché è costretto, ma perché è il migliore nel suo mestiere. Pianifica ogni colpo nei minimi dettagli, non lascia tracce e riesce sempre a sfuggire alla polizia.

È una scelta che all'inizio lascia molti perplessi.

Come può un criminale diventare il protagonista di un fumetto?

La risposta è semplice: Diabolik non viene presentato come un modello da imitare, ma come un personaggio affascinante. Il lettore sa che è un fuorilegge, eppure rimane colpito dalla sua intelligenza, dalla sua calma e dalla precisione con cui prepara ogni piano.

Il primo numero esce il 1º novembre 1962 e si intitola "Il re del terrore". In copertina compare un uomo dal volto inquietante e dallo sguardo magnetico. Il nome "Diabolik" colpisce subito l'immaginazione e contribuisce a creare un'aura di mistero.

il primo numero di diabolik
il primo numero di diabolik

Le prime vendite non sono straordinarie, ma il passaparola inizia a fare il suo lavoro. Sempre più lettori si appassionano alle imprese del ladro mascherato e il fumetto cresce rapidamente fino a diventare un vero fenomeno editoriale.

Uno degli elementi che rende Diabolik diverso da tutti gli altri è la sua incredibile capacità di trasformarsi.

Grazie a maschere sottilissime realizzate in lattice riesce ad assumere l'aspetto di altre persone, ingannando perfino chi le conosce molto bene. Oggi questa idea può sembrare poco realistica, ma negli anni Sessanta era una trovata geniale e contribuiva a rendere ogni storia imprevedibile.

Anche la sua auto è entrata nella leggenda.

Diabolik guida quasi sempre una Jaguar E-Type nera, considerata ancora oggi una delle automobili più belle mai costruite. Elegante, veloce e raffinata, è il veicolo perfetto per un personaggio che fa dello stile una delle sue armi principali.

Ma forse il vero colpo di genio delle sorelle Giussani arriva poco dopo con l'introduzione di Eva Kant.

In molti fumetti dell'epoca la donna era poco più di un personaggio secondario. Eva, invece, diventa una protagonista assoluta. Non è la compagna da salvare, ma una donna intelligente, coraggiosa e capace di partecipare ai colpi con la stessa abilità di Diabolik. La loro relazione è basata sulla fiducia e sulla collaborazione, un aspetto molto moderno per quegli anni.

diabolik ed eva kent
diabolik ed eva kent

Naturalmente non manca il suo grande rivale: l'ispettore Ginko.

A differenza di molti poliziotti dei fumetti, Ginko non è goffo né ingenuo. È un investigatore brillante, preparato e determinato. Proprio per questo il confronto con Diabolik risulta così avvincente. Se Ginko fosse incompetente, le vittorie del ladro avrebbero molto meno valore.

C'è poi una curiosità che pochi conoscono. Il nome "Diabolik" non è stato scelto a caso. Negli anni Sessanta andavano molto di moda i romanzi e i film con titoli che richiamavano il mistero e il crimine. Quel nome duro, breve e facilmente ricordabile era perfetto per imprimersi nella mente dei lettori.