Esistono giochi che divertono per una sera e poi finiscono in un armadio. Monopoli, invece, attraversa le generazioni. Da quasi cent'anni milioni di persone si sfidano comprando strade, costruendo case e cercando di mandare in bancarotta gli avversari. Ma la prima curiosità è che il gioco non nasce per celebrare chi diventa più ricco. Nasce per dimostrare esattamente il contrario.

All'inizio del Novecento l'inventrice americana Elizabeth "Lizzie" Magie crea un gioco chiamato The Landlord's Game. Il suo obiettivo è mostrare quanto possa essere ingiusto un sistema in cui pochi proprietari accumulano sempre più ricchezza mentre gli altri diventano progressivamente più poveri. In altre parole, il gioco è una critica ai monopoli e alla concentrazione della ricchezza. Col passare degli anni il regolamento viene modificato, il gioco si diffonde in diverse versioni e, nel 1935, viene commercializzato con il nome di Monopoly da Parker Brothers dopo l'adattamento realizzato da Charles Darrow. È proprio questa versione a conquistare il mondo.

Ed è qui che nasce il primo grande paradosso.

Un gioco ideato per criticare i monopoli diventa il gioco che spinge tutti i partecipanti a creare un monopolio. Vince chi compra più proprietà, costruisce più alberghi e porta gli altri giocatori al fallimento. In un certo senso, il messaggio originario si capovolge completamente.

C'è poi una curiosità che quasi tutti sperimentano senza accorgersene. Più la partita va avanti, meno possibilità hanno i giocatori rimasti indietro di recuperare. Chi possiede molte proprietà continua a incassare denaro, compra nuovi terreni e aumenta il proprio vantaggio. È un meccanismo che ricorda quello che gli economisti chiamano effetto cumulativo: chi parte in vantaggio tende spesso ad aumentarlo. Naturalmente la realtà è molto più complessa di un gioco da tavolo, ma il Monopoli rende questo concetto immediatamente visibile.

Anche il fattore fortuna ha un ruolo importante. Si può pianificare ogni acquisto, ma il lancio dei dadi continua a influenzare la partita. Basta finire più volte sulla casella sbagliata o pescare una carta sfortunata perché una strategia perfetta venga compromessa. È uno degli aspetti che rende ogni partita diversa dalla precedente.

Forse è proprio questa la lezione più curiosa del Monopoli. Puoi essere il giocatore più bravo del tavolo, ma prima o poi dovrai comunque lanciare i dadi..