Ci sono libri che raccontano una storia e libri che, in qualche modo, raccontano anche noi. *Il deserto dei Tartari*, pubblicato da Dino Buzzati nel 1940, appartiene proprio a questa seconda categoria. È uno di quei romanzi che non ha bisogno di grandi colpi di scena per lasciare il segno. Anzi, è proprio la sua apparente semplicità a renderlo così potente.
Il protagonista è Giovanni Drogo, un giovane ufficiale che riceve il suo primo incarico alla Fortezza Bastiani, una postazione militare isolata ai confini di un immenso deserto. Secondo una vecchia leggenda, da quella distesa potrebbero arrivare i Tartari, un misterioso esercito nemico. Drogo pensa di fermarsi lì solo per qualche mese, il tempo di fare esperienza e chiedere un trasferimento. Ma quei mesi diventano anni, e gli anni diventano una vita. Ogni giorno è scandito dalla stessa speranza: che finalmente accada qualcosa di straordinario, qualcosa che dia un senso alla sua attesa.
Ed è qui che Buzzati colpisce nel profondo. Il romanzo, in realtà, non parla tanto di guerra o di soldati. Parla del tempo. Di quella strana abitudine che abbiamo tutti di rimandare la felicità a domani. *Quando avrò più tempo... quando arriverà l'occasione giusta... quando cambierà qualcosa...* Nel frattempo, però, la vita continua a passare.
C'è anche una curiosità interessante. Buzzati scrisse questo libro quando aveva poco più di trent'anni e lavorava come giornalista al *Corriere della Sera*. Molti hanno visto nella Fortezza Bastiani una metafora della routine lavorativa e della quotidianità che, senza accorgercene, può intrappolarci. Lo scrittore, però, non spiegò mai apertamente il significato del romanzo, lasciando ai lettori la libertà di interpretarlo. E un altro dettaglio è sorprendente: nel libro i Tartari quasi non compaiono mai. Sono una presenza costante, ma lontana, quasi immaginaria. Eppure bastano a tenere tutti in attesa per un'intera esistenza.
Forse è proprio questo il motivo per cui *Il deserto dei Tartari* continua a essere così attuale. Perché, almeno una volta nella vita, tutti siamo stati un po' come Giovanni Drogo. Abbiamo aspettato il momento perfetto, il lavoro giusto, il cambiamento, la grande occasione. E questo romanzo ci ricorda una cosa tanto semplice quanto importante: mentre aspettiamo che inizi la vita, spesso la vita è già iniziata da un pezzo.
Il deserto dei Tartari: curiosità e riflessioni
di Fabio Campana











