Ci sono libri che raccontano un'avventura e altri che, attraverso una storia apparentemente semplice, parlano della libertà, dell'indipendenza e del coraggio di essere se stessi. Il barone rampante, pubblicato da Italo Calvino nel 1957, appartiene a questa seconda categoria. È uno dei romanzi italiani più amati di sempre e, dietro la sua atmosfera fiabesca, nasconde riflessioni che continuano a essere attuali.
La storia inizia nel 1767, nella cittadina immaginaria di Ombrosa, in Liguria. Il protagonista è Cosimo Piovasco di Rondò, un ragazzo di dodici anni appartenente a una famiglia nobile. Un giorno, dopo l'ennesima discussione con i genitori per un piatto di lumache che si rifiuta di mangiare, prende una decisione destinata a cambiare la sua vita: si arrampica su un albero e promette che non metterà mai più piede a terra.
All'inizio sembra il gesto impulsivo di un bambino ribelle. Invece Cosimo mantiene la promessa per tutta la vita. Impara a spostarsi da un albero all'altro, costruisce rifugi tra i rami, stringe amicizie, vive amori, studia, legge, caccia e partecipa persino agli avvenimenti storici del suo tempo senza mai scendere a terra. Da lassù osserva il mondo con occhi diversi, diventando un uomo colto, curioso e profondamente libero.
Ma cosa voleva comunicarci Calvino? Naturalmente nessuno può vivere davvero tutta la propria esistenza sugli alberi. Quella scelta è un simbolo. Cosimo rappresenta chi decide di non accettare passivamente le regole solo perché "si è sempre fatto così". Non fugge dalla società, anzi continua a viverci, ma sceglie un punto di vista diverso dal quale osservarla. È una metafora dell'indipendenza di pensiero e della capacità di seguire le proprie convinzioni senza rinunciare al dialogo con gli altri.
Il romanzo parla anche della crescita personale. Cosimo non rimane il bambino capriccioso che sale sul primo albero per protesta. Con il passare degli anni affronta difficoltà, errori, delusioni e amori, maturando come qualsiasi altro essere umano. La sua vera forza non è vivere sugli alberi, ma rimanere fedele alla scelta che ha dato un senso alla sua esistenza.
Le curiosità non mancano. Il barone rampante è il secondo romanzo della trilogia I nostri antenati, insieme a Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente. Pur essendo ambientati in epoche lontane e con elementi fantastici, i tre libri affrontano temi profondamente umani come l'identità, la libertà e la ricerca di sé.
Un'altra curiosità riguarda l'ispirazione di Calvino. Lo scrittore era profondamente legato alla natura e trascorse parte della sua giovinezza in Liguria, circondato da boschi e campagne. Non è difficile immaginare che quei paesaggi abbiano contribuito a dare vita al mondo sospeso tra i rami in cui vive Cosimo.
Molti lettori vedono nel protagonista anche un simbolo dell'intellettuale ideale: una persona che osserva la società con uno sguardo critico, mantenendo una certa distanza senza però smettere di interessarsi ai problemi degli altri. Da lassù Cosimo vede meglio, ma non smette mai di partecipare alla vita del mondo.
A più di sessant'anni dalla sua pubblicazione, Il barone rampante continua a essere uno dei romanzi italiani più letti perché parla di qualcosa che tutti, prima o poi, sperimentiamo: il desiderio di trovare la nostra strada senza lasciare che siano gli altri a scegliere per noi.
Forse è proprio questo il messaggio più bello che Calvino ci affida. Essere liberi non significa vivere lontano dagli altri o fare sempre il contrario di ciò che fanno tutti. Significa avere il coraggio di guardare il mondo con i propri occhi, scegliere il proprio percorso e restare fedeli ai propri valori anche quando quella strada sembra insolita. Perché, a volte, basta cambiare prospettiva per vedere possibilità che da terra non riuscivamo nemmeno a immaginare.
Il barone rampante: il romanzo che insegna a guardare il mondo da un'altra prospettiva
di Fabio Campana











