C'è una cosa che mi colpisce ogni volta che studio la storia.
Ci piace pensare che, quando qualcuno scopre qualcosa di vero, il resto del mondo prima o poi lo ascolti. Magari ci vuole qualche anno, ma alla fine la verità emerge.
Peccato che non funzioni quasi mai così. Molto spesso la verità arriva... e viene ignorata. Oppure derisa. A volte chi la sostiene viene trattato da pazzo. E, nei casi peggiori, paga con la vita.
La cosa più assurda è che, se guardiamo indietro, ci accorgiamo di quanto tempo abbiamo sprecato. Secoli interi. Migliaia di anni, in alcuni casi. Non perché mancassero le idee, ma perché mancava la disponibilità ad ascoltarle.
Prendiamo una storia che trovo incredibile.
Siamo nel V secolo a.C. e c'è un filosofo greco di nome Democrito.
Non ha telescopi. Non ha microscopi. Non ha laboratori e una conoscenza del cosmo veramente basica, inesistente.
Eppure immagina qualcosa di rivoluzionario.
Dice che tutta la materia è composta da particelle piccolissime e indivisibili, gli atomi, che si muovono nel vuoto. Ma non si ferma lì. Arriva a sostenere che potrebbero esistere infiniti mondi, alcuni simili al nostro e altri completamente diversi.
Pensaci un attimo. Più di duemila anni fa. Solo usando il ragionamento.
Qualche decennio dopo Epicuro, che riprende le idee di Democrito e le sviluppa ulteriormente. Secondo lui sarebbe assurdo pensare che un universo infinito contenga un solo mondo abitato. Se la natura dispone di spazio infinito e di infiniti atomi, perché avrebbe dovuto creare una sola Terra?
Qualche secolo più tardi, il poeta romano Lucrezio, nel De rerum natura, diffonde queste idee in tutto il mondo romano. Anche lui parla di infiniti mondi e di un universo governato dalle leggi della natura, non da interventi continui delle divinità.
A questo punto uno potrebbe pensare: "Perfetto. Da qui in poi la ricerca continuerà."
E invece no. Succede quasi il contrario. Per secoli il pensiero occidentale viene dominato soprattutto dalla filosofia di Aristotele, che immaginava un universo finito, con la Terra immobile al centro e i cieli perfetti e immutabili.
Questa visione, unita alla cosmologia di Tolomeo, diventa il modello di riferimento per oltre mille anni.
Più o meno mille anni. Fa impressione anche solo scriverlo. Mille anni durante i quali mettere in discussione quel modello diventava sempre più difficile.
Poi, lentamente, qualcosa ricomincia a muoversi.
Nel Quattrocento Niccolò Cusano osa dire una cosa sorprendente: forse l'universo non ha un vero centro e la Terra potrebbe non occupare una posizione privilegiata. Non aveva prove, ma aveva intuito che la realtà potesse essere molto più grande di quanto immaginassimo.
Pochi decenni dopo Niccolò Copernico, con il suo modello eliocentrico toglie la Terra dal centro dell'universo conosciuto e mette il Sole al suo posto.
Oggi ci sembra una cosa ovvia. All'epoca era una rivoluzione. Non perché cambiasse solo un dettaglio astronomico, ma perché cambiava completamente il ruolo dell'uomo nell'universo.
Poi arriva Giordano Bruno, ed è qui che, secondo me, la storia diventa ancora più affascinante. Bruno prende tutte queste idee e le porta alle estreme conseguenze.
Se il Sole è una stella, perché le altre stelle non dovrebbero esserlo? Se sono altri Soli, perché non dovrebbero avere pianeti? E se esistono altri pianeti, perché dovrebbero essere tutti deserti? Così immagina un universo infinito, pieno di stelle, pianeti e forse perfino altre forme di vita (praticamente le stesse identiche tesi di Democrito).
Oggi leggere queste frasi non ci sconvolge, anzi, ci sembrano quasi intuitive. Nel Cinquecento, invece, erano esplosive. Bruno non verrà condannato soltanto per questa idea, perché il processo riguardava molte questioni teologiche e filosofiche. Ma il suo modo di concepire l'universo contribuì sicuramente a renderlo una figura profondamente scomoda.
Il risultato lo conosciamo. Nel 1600 viene arso vivo. Un uomo muore anche perché aveva immaginato un universo troppo grande per il suo tempo.
E la parte che arriva dopo. Oggi sappiamo che le stelle sono davvero altri Soli; sappiamo che esistono migliaia di esopianeti che orbitano attorno ad altre stelle. Sappiamo che la Terra non occupa alcuna posizione speciale nell'universo.
Non abbiamo ancora trovato forme di vita extraterrestre, ma una parte importante dell'intuizione di Bruno era nella direzione giusta.
E questo fa riflettere. La storia, però, è piena di esempi come questo.
Quando Alfred Wegener propose che i continenti si spostassero lentamente, quasi tutti gli scienziati lo presero in giro. Oggi la tettonica delle placche è uno dei pilastri della geologia.
Gli atomi, immaginati da Democrito, sono rimasti per oltre duemila anni una semplice ipotesi filosofica prima di trovare conferme sperimentali.
Le onde gravitazionali furono previste da Einstein nel 1916 e osservate direttamente solo nel 2015. Quasi cento anni dopo.
Ed è qui che nasce una domanda che mi tormenta.
Quante idee considerate assurde oggi saranno semplicemente... in anticipo?
Quanti ricercatori, filosofi o visionari stiamo ignorando in questo momento solo perché non abbiamo ancora gli strumenti per verificare ciò che dicono?
Ovviamente questo non significa che ogni idea rivoluzionaria sia vera, anzi. La maggior parte probabilmente è sbagliata.
Ma la storia ci insegna anche un'altra cosa. Che a volte non respingiamo un'idea perché è falsa. La respingiamo perché arriva troppo presto.
E allora forse la domanda non è: "Di quanto tempo necessita la verità per emergere?", ma ""Di quanto tempo ha bisogno l'umanità per essere pronta ad accettarla?"
Perché, guardando la storia, la risposta sembra sempre la stessa.
ragionamenti
Di quanto tempo ha bisogno la verità? Da Democrito a Giordano Bruno
Il tempo storico di una verità
di Fabio Campana

